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Modelli di calcolo strutturale: gli input e le tarature da controllare in una perizia avversaria

Approfondimento · 2026-02-15

Modelli di calcolo strutturale: gli input e le tarature da controllare in una perizia avversaria
Modelli di calcolo strutturale: gli input e le tarature da controllare in una perizia avversaria

In sintesi: un software di calcolo strutturale non «sbaglia» quasi mai i conti; esegue con precisione assoluta ciò che l'ingegnere gli ha indicato. L'attendibilità di una perizia strutturale, perciò, non si misura sui numeri finali ma sugli ingressi del modello: vincoli, carichi, proprietà dei materiali, geometria, ipotesi di comportamento e, per gli edifici esistenti, il livello di conoscenza. Per verificare una perizia avversaria un avvocato deve far esaminare questi dati di partenza da un proprio consulente, perché vale il principio «garbage in, garbage out»: dati errati in ingresso producono risultati errati in uscita, per quanto sofisticato sia il programma.

Il software non è la perizia: chi decide è chi imposta il modello

Quando in una causa — un crollo, un cedimentoCedimento differenzialeIl cedimento differenziale è l'abbassamento non uniforme delle fondazioni di un edificio: le diverse porzioni della struttura si abbassano in misura disuguale, generando sollecitazioni anomale che si traducono in lesioni e fessurazioni.…, la contestazione di un'opera, un danno da vibrazioni, una verifica di sicurezza su un capannone o su una palazzina — compare una perizia strutturale corredata di tabulati, grafici a colori e deformate tridimensionali, l'effetto sul lettore non tecnico è quasi sempre lo stesso: la mole di numeri trasmette l'idea di un risultato oggettivo, indiscutibile. È un'impressione che conviene smontare subito, perché in giudizio porta a sottovalutare proprio il punto su cui la difesa può lavorare.

Un programma di calcolo strutturale — in particolare un software basato sul metodo agli elementi finiti (FEM) — non «progetta» e non «giudica» nulla. Risolve un sistema di equazioni a partire da un modello che l'ingegnere ha costruito: una rappresentazione semplificata della struttura reale, fatta di nodi, elementi, vincoli, carichi e proprietà dei materiali. Il calcolatore esegue quel modello con precisione pressoché perfetta. Ma se il modello rappresenta male la realtà, il risultato sarà coerente con il modello e incoerente con la realtà.

Questa distinzione — tra il rigore del calcolo e l'attendibilità delle premesse — è il cuore di ogni verifica di una perizia strutturale avversaria. L'errore quasi mai sta nell'aritmetica; sta nelle scelte di chi ha impostato il modello. E quelle scelte, a differenza dei numeri, sono opinabili, discutibili e contestabili. Per gli studi legali che seguono contenziosi edilizi e in materia di responsabilità, questo è il terreno su cui si gioca la contestazione della perizia del CTU.

«Garbage in, garbage out»: dove nasce davvero l'errore

Il principio «garbage in, garbage out» — dati spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita — sintetizza un fatto che ogni progettista conosce: la qualità del risultato non può mai superare la qualità dei dati immessi. Un modello FEM eseguito su ipotesi sbagliate non dà segnali di allarme: produce numeri, deformate e verifiche dall'aspetto del tutto regolare. È questa apparente normalità a renderlo insidioso in sede peritale.

Per orientare il proprio consulente, conviene avere chiara la «catena» lungo cui si propagano gli errori di un calcolo strutturale. Sono pochi blocchi, e quasi tutte le contestazioni efficaci nascono da uno di essi:

Un errore in un solo anello rende inattendibile tutto ciò che segue. Per questo la verifica di una perizia non si fa «rileggendo i conti»: si fa risalendo agli ingressi del modello e chiedendosi, per ciascuno, se rappresenti fedelmente la struttura oggetto di causa. È un'analisi che richiede competenza specialistica e accesso ai file di calcolo, non solo alla relazione stampata.

I vincoli: il punto più fragile del modello

Tra tutti gli ingressi, le condizioni di vincolo sono quelle che più spesso nascondono errori capaci di ribaltare le conclusioni. Un vincolo descrive come un elemento è trattenuto: se è libero di ruotare (appoggio) o no (incastro), se trasmette o no determinate forze, come dialoga con gli elementi vicini e con le fondazioni. Modellare un appoggio come un incastro — o viceversa — cambia radicalmente la distribuzione delle sollecitazioni e può far apparire «verificata» una struttura che non lo è, o «non verificata» una struttura sana.

Il controllo delle reazioni vincolari

Esiste un controllo elementare ma decisivo, che ogni consulente esegue e che vale la pena conoscere anche come avvocato per capire di cosa si discute. Le reazioni vincolari — cioè le forze con cui i vincoli rispondono ai carichi — devono soddisfare due condizioni: comparire solo dove la struttura è effettivamente collegata al terreno (i nodi di fondazione) e, sommate, eguagliare i carichi complessivamente applicati. Se compaiono reazioni dove non dovrebbero, o se la somma non torna, il modello ha un vincolo «parassita» o un carico mal applicato: un difetto che, se non intercettato, si propaga a tutte le verifiche successive.

I segnali di un modello mal vincolato

Anche senza rifare il calcolo, alcuni risultati «parlano». Spostamenti abnormi di una trave, cedimenti verticali eccessivi di un pilastro (che potrebbe risultare scollegato dalla maglia del solaio), traslazioni orizzontali sproporzionate sotto azioni modeste sono tutti indizi che qualcosa, nei vincoli o nei collegamenti, è impostato male. Un altro classico è la labilità: una struttura priva di vincoli adeguati è cinematicamente instabile e il software, a seconda dei casi, si arresta o introduce vincoli automatici che alterano il risultato senza che il lettore della relazione se ne accorga. Quando la perizia riguarda cedimenti di fondazione, crepe e dissesti, la corretta modellazione dell'interazione con il terreno diventa il primo elemento da verificare.

Carichi, combinazioni e azioni: cosa controllare

Il secondo blocco critico riguarda i carichi. Un modello può essere geometricamente impeccabile e ben vincolato, ma se i carichi sono sbagliati — per valore, per posizione o perché semplicemente dimenticati — le verifiche perdono significato. Le NTC 2018 fissano i valori di riferimento per i pesi propri, i carichi permanenti, i carichi variabili (folla, neve, vento), le azioni sismiche, e regolano il modo in cui queste azioni vanno combinate tra loro.

Sul fronte dei carichi, le contestazioni più ricorrenti si concentrano su pochi punti:

Va detto con onestà intellettuale: non ogni scelta diversa è un errore. Molte assunzioni rientrano nella discrezionalità tecnica del progettista. La contestazione regge quando il consulente dimostra che una determinata scelta non è difendibile alla luce della norma o dei dati disponibili, e che questa scelta ha inciso in modo apprezzabile sul risultato. La verifica della congruità dei carichi è spesso il primo passo di una verifica della statica di un edificio condotta in chiave critica.

Materiali e livello di conoscenza dell'edificio

Quando la perizia riguarda un edificio esistente — e la gran parte dei contenziosi su crolli, lesioni e idoneità statica riguarda costruzioni già in opera — entra in gioco un parametro che merita la massima attenzione: il livello di conoscenza. È il grado di approfondimento con cui si conoscono geometria, dettagli costruttivi e proprietà dei materiali della costruzione. Le NTC 2018 e la relativa Circolare ne definiscono tre, ciascuno legato a un fattore di confidenza (FC) che penalizza le resistenze nei calcoli:

La logica è semplice e ha un peso enorme nel contenzioso: più basso è il livello di conoscenza, più alto è il fattore che riduce le resistenze utilizzate nei calcoli, perché meno si conosce la struttura più prudenti devono essere le assunzioni. Le resistenze medie ottenute dalle prove in sito vengono divise per il fattore di confidenza. Ne discende un punto su cui ogni difesa deve interrogarsi: la perizia avversaria ha assunto un livello di conoscenza coerente con le indagini effettivamente svolte?

Il livello di conoscenza dichiarato regge alle prove fatte?

È una verifica fra le più produttive. Una perizia che adotti LC3 — e quindi FC = 1, cioè nessuna penalizzazione delle resistenze — ma sia fondata solo su rilievi visivi e poche prove, sta sovrastimando la capacità della struttura. Il livello di conoscenza non si dichiara: si raggiunge con un programma di indagini documentate, che per il calcestruzzo o l'acciaio significa prove non distruttive e indagini diagnostiche strutturali in numero adeguato. Chiedere al consulente avversario quante prove ha eseguito, dove e con quali risultati è spesso il modo più diretto per far emergere il disallineamento tra ciò che è stato dichiarato e ciò che è stato effettivamente accertato.

Mesh, ipotesi e validazione del codice (NTC 2018, cap. 10.2)

Oltre a vincoli, carichi e materiali, due aspetti più tecnici meritano un controllo, perché spesso restano in ombra nella relazione ma incidono sui risultati.

La mesh e le ipotesi di modellazione

Nel metodo agli elementi finiti la struttura viene suddivisa in una rete di elementi: la mesh. Una mesh troppo grossolana in zone critiche — nodi, aperture, punti di concentrazione delle tensioni — può restituire valori poco affidabili; scelte di modellazione come il trattamento dei solai (rigidi nel piano o no), delle pareti, dei collegamenti, influenzano la ripartizione delle forze. Sono decisioni legittime, ma vanno dichiarate e giustificate: una relazione che non spiega come è stata costruita la mesh e quali ipotesi sono state adottate lascia un'area grigia che il consulente di parte ha il diritto di esplorare.

L'obbligo di validazione del codice di calcolo

Su questo punto la norma è esplicita. Le NTC 2018, al capitolo 10.2, stabiliscono che quando l'analisi è condotta con codici di calcolo automatico il progettista deve controllare l'affidabilità del codice e verificare l'attendibilità dei risultati. La relazione di calcolo deve riportare titolo, autore, produttore, distributore e versione del software, gli estremi della licenza, una descrizione delle basi teoriche e degli algoritmi, e deve dare conto della validazione — tipicamente attraverso casi prova risolti e commentati forniti dal produttore.

Per la difesa questo si traduce in una verifica formale ma efficace: la perizia avversaria contiene queste informazioni? La loro assenza non è un dettaglio burocratico. Significa che il progettista non ha documentato di aver controllato l'idoneità dello strumento al caso specifico, e indebolisce alla radice la pretesa di oggettività del risultato. È uno dei rilievi che un consulente solleva con maggiore frequenza, perché verificabile in modo netto e difficilmente confutabile.

Cosa chiedere al CTU o al consulente avversario

Tradurre tutto questo in atti difensivi significa porre domande precise, nei tempi giusti. Le contestazioni a una consulenza tecnica d'ufficio devono essere specifiche e tempestive: non basta un dissenso generico, occorre indicare l'errore e dimostrare come abbia inciso sulle conclusioni. I momenti utili sono le operazioni peritaliOperazioni peritaliLe operazioni peritali sono la fase in cui il danno, in particolare in ambito assicurativo, viene accertato e quantificato. Si svolgono in contraddittorio: l'assicurato o il danneggiato può parteciparvi con un proprio perito di parte,… (dove i rilievi vanno fatti verbalizzare subito) e la fase delle osservazioni alla bozza di relazione, prima del deposito definitivo. Il codice di procedura civile, all'art. 196 c.p.c., riconosce al giudice la facoltà di disporre la rinnovazione delle indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente.

Una traccia di richieste che il consulente di parte aiuta a formulare, sui temi visti finora:

Il ruolo del consulente di parte accanto all'avvocato

Nessuna di queste verifiche è alla portata di chi non operi quotidianamente con i modelli strutturali. L'avvocato individua la strategia e fissa i tempi processuali; il consulente entra nel modello, isola l'ipotesi debole e quantifica il suo peso sul risultato. È questa collaborazione che trasforma un'impressione di «perizia poco convincente» in un rilievo tecnico circostanziato, idoneo a essere accolto dal giudice. Per gli studi legali del territorio torinese e piemontese, l'affiancamento di un tecnico con consulenza tecnica di ingegneria forense consente di affrontare ad armi pari le perizie strutturali da software, sia in fase di contestazione sia per impostare in modo corretto una verifica autonoma. Quando è in discussione l'idoneità statica complessiva, lo stesso approccio guida anche il collaudo statico e le verifiche tecniche sull'opera.

Lo Studio dell'ing. Fabrizio Salamano opera a Torino e in tutto il Piemonte e Valle d'Aosta, a fianco di avvocati e studi legali, nella verifica e nella contestazione di perizie strutturali fondate su modelli di calcolo agli elementi finiti.

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Domande frequenti su Come si verifica l'attendibilità di una perizia strutturale basata su software di calcolo

Un avvocato può contestare una perizia strutturale fatta con un software?

Sì. Il software esegue ciò che l'ingegnere gli fornisce: se i dati di partenza (vincoli, carichi, materiali, geometria) sono sbagliati, anche un calcolo formalmente perfetto produce un risultato inattendibile. La contestazione non riguarda il programma in sé, ma la correttezza degli input e delle ipotesi di modello. Vale il principio «garbage in, garbage out»: dati errati in ingresso, risultati errati in uscita, a prescindere dalla potenza del codice.

Cosa significa «garbage in, garbage out» in una perizia strutturale?

È il principio per cui la qualità del risultato non può superare la qualità dei dati immessi. Un software agli elementi finiti calcola con precisione assoluta anche un modello strutturalmente assurdo: vincoli inventati, carichi dimenticati, resistenze sovrastimate. Il numero finale appare rigoroso, ma poggia su premesse non verificate. Per questo l'attendibilità si valuta sugli ingressi del modello, non sulle cifre in uscita.

La relazione di calcolo deve indicare il software usato?

Sì. Le NTC 2018 (cap. 10.2) impongono che la relazione riporti titolo, autore, produttore, versione del codice e la sua validazione, oltre alla descrizione delle basi teoriche. Il progettista deve dichiarare di aver controllato l'affidabilità del codice e l'attendibilità dei risultati. L'assenza di queste informazioni è già una carenza formale che indebolisce la perizia.

Che cos'è il livello di conoscenza di un edificio esistente?

È il grado di approfondimento con cui si conoscono geometria, dettagli costruttivi e materiali di una costruzione esistente. Le NTC 2018 prevedono tre livelli (LC1, LC2, LC3): più basso il livello, più alto il fattore di confidenza che penalizza le resistenze nei calcoli. Una perizia che assume LC3 senza prove adeguate sovrastima la capacità della struttura.

Come si capisce se i vincoli del modello sono sbagliati?

Un primo controllo è verificare le reazioni vincolari: devono comparire solo ai nodi di fondazione e la loro somma deve eguagliare i carichi applicati. Spostamenti anomali, cedimenti eccessivi su un pilastro o traslazioni sproporzionate sotto azioni modeste segnalano vincoli mal posti o elementi non collegati. Sono verifiche che un consulente di parte può richiedere e ripetere.

Serve un consulente tecnico per contestare il calcolo di un CTU?

Sì, è quasi sempre indispensabile. Le contestazioni alla CTU devono essere specifiche: non basta un generico dissenso, occorre indicare l'errore e spiegare come ha inciso sulle conclusioni. Solo un consulente tecnico di parte può entrare nel modello, verificare ipotesi e tarature, e tradurre i rilievi in osservazioni tecniche che l'avvocato deposita nei tempi di legge.

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