Consulenza Tecnica di ParteIngegneria Forense

Chi paga il consulente tecnico di parte e quando le spese le rimborsa chi perde

Approfondimento · 2026-08-22

Un consulente tecnico e un avvocato seduti allo stesso tavolo di legno esaminano disegni edilizi, fotografie di lesioni murarie e un prospetto di spese
Un consulente tecnico e un avvocato seduti allo stesso tavolo di legno esaminano disegni edilizi, fotografie di lesioni murarie e un prospetto di spese

Il consulente tecnico di parteConsulente tecnico di parte (CTP)Il consulente tecnico di parte (CTP) è il tecnico di fiducia nominato da una parte per assisterla negli aspetti tecnici di una controversia. Redige perizie e relazioni a sostegno della posizione del proprio assistito, partecipa alle… lo paga chi lo nomina. Per tutta la durata della causa la spesa resta a carico di chi gli ha conferito l'incarico; alla fine, se il giudice condanna l'altra parte alle spese di lite, quel compenso rientra fra le somme che il soccombente deve rimborsare. Dal 18 agosto 2026 cambia il modo di chiedere quella voce: le Sezioni Unite hanno stabilito che per ottenere il rimborso non occorre dimostrare di aver già pagato il proprio consulente.

La distinzione che regge il resto è fra il consulente nominato in corso di causa e la perizia commissionata prima di agire: il titolo del rimborso non è lo stesso, e solo la prima il giudice la liquida da sé.

Chi paga il CTP e chi lo rimborsa

Paga il CTP la parte che lo nomina, e lo paga subito; il rimborso arriva dopo e solo se la causa finisce bene. Sono due momenti distinti e vanno tenuti separati fin dal conferimento dell'incarico.

Nel primo momento non c'è nulla di processuale: la parte conferisce un incarico privato, il consulente accetta e fra i due nasce un contratto d'opera intellettuale. Il giudice non nomina, non liquida, non autorizza: il consulente risponde al proprio cliente, non all'ufficio.

Nel secondo momento il giudice regola le spese. Se le pone a carico della controparte, il compenso maturato dal consulente tecnico di parte entra nella condanna: sono spese CTP a carico del soccombente, non un capitolo a sé, ma il rimborso non è né automatico né integrale.

CTU, CTP, perizia stragiudiziale e ATP a confronto

Le quattro figure tecniche di un contenzioso condividono la regola dell'anticipo ma non il titolo del rimborso, e dal titolo dipende se la voce va chiesta o se il giudice la riconosce da solo.

Un tecnico misura con il fessurimetro l'ampiezza di una lesione su una parete con aloni di umidità e intonaco distaccato, metro e fotocamera in mano durante il rilievo
Un tecnico misura con il fessurimetro l'ampiezza di una lesione su una parete con aloni di umidità e intonaco distaccato, metro e fotocamera in mano durante il rilievo
Figura tecnicaChi anticipaChi paga alla fineTitolo del rimborso
CTU, consulente nominato dal giudicechi il giudice indica nel provvedimento sul fondo spese, di norma la parte che ha chiesto la consulenza, talvolta entrambe pro quotail soccombente, secondo la statuizione finale sulle spesespesa di lite (art. 91 c.p.c.)
CTP nominato in corso di causa (art. 201 c.p.c.)la parte che lo nomina, per tutta la durata del giudizioil soccombente, se il giudice condanna alle spesespesa di lite, liquidata d'ufficio
Perizia stragiudiziale, commissionata prima di agirechi la ordina, spesso mesi prima dell'atto di citazioneil responsabile del danno, se la voce viene chiesta e riconosciutadanno emergente (art. 1223 c.c.)
CTP nell'accertamento tecnico preventivocompenso del proprio CTP: sempre chi lo nomina; spese della procedura, compreso il compenso del CTU: chi ha promosso l'accertamentoil soccombente del giudizio di merito, dove le spese dell'ATP diventano giudizialispesa di lite del merito (artt. 91 e 92 c.p.c.)

La terza riga è quella che genera più equivoci: la perizia fatta prima della causa non serve a difendersi in un processo che ancora non esiste, serve a decidere se farlo, e per questo va chiesta. Il compenso del consulente d'ufficio segue un binario suo (chi paga le spese del CTU) e per la fase anticipata vale la pagina sull'accertamento tecnico preventivo.

Sull'ultima riga conviene essere precisi. Il giudice dell'istruzione preventiva non regola le spese fra le parti, perché la soccombenza non è ancora accertata: le spese della procedura restano a carico di chi l'ha promossa e diventano spese giudiziali, da ripartire secondo gli artt. 91 e 92 c.p.c., solo nel successivo giudizio di merito in cui l'accertamento viene acquisito (Cass. civ., ord. n. 35510 del 19 novembre 2021). Se il merito non viene mai instaurato quelle spese restano dove sono.

Perché la nomina fa nascere l'obbligo di pagare

Perché nominare un professionista significa, per presunzione di legge, obbligarsi a remunerarlo. La base è l'art. 1709 c.c., rubricato «Presunzione di onerosità», che presume oneroso il mandato: è norma dettata per il mandato, non per il contratto d'opera intellettuale che lega cliente e consulente, e sono le Sezioni Unite a richiamarla per l'incarico conferito in corso di causa.

La catena che rende rimborsabile il costo del consulente: nomina della parte, presunzione di onerosità dell'art. 1709 c.c., ingresso fra le spese di lite dell'art. 91 c.p.c., liquidazione d'ufficio del giudice, rimborso da parte del soccombente
La catena che rende rimborsabile il costo del consulente: nomina della parte, presunzione di onerosità dell'art. 1709 c.c., ingresso fra le spese di lite dell'art. 91 c.p.c., liquidazione d'ufficio del giudice, rimborso da parte del soccombente

Da lì la catena si chiude in tre passaggi. La parte nomina il consulente — di norma nel termine che il giudice assegna con l'ordinanza che dispone la consulenza d'ufficio, secondo l'art. 201 c.p.c. — e con la nomina si presume assunta l'obbligazione di pagarlo; l'obbligazione, sorta per difendersi in giudizio, è spesa necessaria alla difesa tecnica e rientra fra le spese di lite dell'art. 91 c.p.c., rubricato «Condanna alle spese», che il giudice liquida come tutte le altre. Il richiamo all'art. 201 è nostro: la Corte parla più ampiamente di nomina «nel corso del processo».

Nella stessa direzione spinge l'art. 2233 c.c., rubricato «Compenso»: nel contratto d'opera professionale il compenso non è elemento essenziale, perché se le parti non lo pattuiscono si determina in base alle tariffe o agli usi e, in mancanza, lo fissa il giudice. Un incarico senza cifra pattuita non è gratuito: è un incarico il cui prezzo va ancora fissato, esattamente come per l'avvocato.

Un punto che cambia la pratica: la liquidazione d'ufficio non rende la controparte debitrice del tuo consulente. La condanna alle spese crea un credito della parte vittoriosa verso il soccombente, mentre il rapporto contrattuale resta fra tecnico e cliente, che paga la nota e poi recupera. Nella stessa direzione l'art. 93 c.p.c., rubricato «Distrazione delle spese», riserva al solo «difensore con procura» la facoltà di farsi distrarre onorari e spese anticipate: al consulente non è estesa. È lettura sistematica delle norme, non affermazione della pronuncia.

Quanto torna indietro dipende da come finisce la causa

Il rimborso segue la soccombenza: pieno, parziale o nullo a seconda di come il giudice regola le spese.

Tre scenari a confronto sul rimborso delle spese del consulente di parte: controparte totalmente soccombente con rimborso pieno, accoglimento parziale o spese compensate con rimborso pro quota, soccombenza propria con due consulenti da pagare; in chiusura, il rischio si riduce ma non si azzera se il consulente affianca il legale fin dall'inizio
Tre scenari a confronto sul rimborso delle spese del consulente di parte: controparte totalmente soccombente con rimborso pieno, accoglimento parziale o spese compensate con rimborso pro quota, soccombenza propria con due consulenti da pagare; in chiusura, il rischio si riduce ma non si azzera se il consulente affianca il legale fin dall'inizio

Controparte totalmente soccombente. Il giudice la condanna alle spese e liquida anche il compenso del tuo consulente, senza che tu debba dimostrare di averlo già pagato. È lo scenario pieno, con l'unico limite dell'importo che il giudice considera congruo.

Accoglimento parziale o spese compensate. Il rimborso segue la quota di soccombenza: recuperi una parte, o nulla se la compensazione è integrale. Il potere di compensare è quello dell'art. 92, secondo comma, c.p.c., cosa distinta dal controllo di congruità; la pronuncia del 2026 non lo tocca, perché riguarda la prova dell'esborso, non la ripartizione.

Soccombenza propria. Paghi il tuo consulente e rimborsi le spese di lite dell'altra parte, compreso il compenso del consulente avversario: è l'ipotesi da mettere sul tavolo all'inizio, non dopo. Il tema economico dell'incarico è trattato nella pagina sul compenso del consulente tecnico di parte e, per il profilo fiscale, in quella su consulenza tecnica e trattamento delle spese.

Il rischio non si azzera: si riduce quando il consulente affianca il legale dall'inizio, perché prove, quesito al consulente d'ufficio e nota spese si impostano allora.

Tre situazioni tipiche fra Milano e Torino

Vizi costruttivi in un immobile nuovo, hinterland di Milano. Un acquirente rileva fessurazioni diffuse e distacchi di intonaco al secondo anno dalla consegna e agisce contro il costruttore. Il consulente che nomina assiste alla CTUConsulente tecnico d'ufficio (CTU)Il consulente tecnico d'ufficio (CTU) è l'esperto nominato dal giudice per fornire, all'interno del processo, le valutazioni tecniche necessarie a decidere la causa. Opera in posizione di terzietà e imparzialità e risponde ai quesiti… per quattordici mesi: sopralluoghi, saggi in contraddittorioContraddittorio tecnicoIl contraddittorio tecnico è il principio per cui le operazioni peritali devono svolgersi con la partecipazione delle parti e dei loro consulenti, che hanno facoltà di assistere, formulare rilievi e proporre osservazioni. Garantisce che…, due serie di osservazioni alla bozza di relazione. Prima dell'ordinanza del 2026, se alla precisazione delle conclusioni la fattura non era ancora stata emessa — cosa normale, perché molti incarichi si saldano a fine causa — quella voce rischiava di restare fuori dalla condanna. Oggi il giudice la liquida comunque sulla base della nomina risultante dagli atti, salvo prova contraria della controparte. Il quadro locale è nella pagina sul CTP al Tribunale di Milano.

Infiltrazioni in un condominio di Torino. Un proprietario dell'ultimo piano fa eseguire, prima di qualunque atto, una perizia per stabilire se l'acqua venga dalla guaina di copertura o da un pluviale intasato: gli serve a capire chi convenire. Quella spesa non è spesa di lite: se l'avvocato non la chiede come danno emergenteDanno emergente e lucro cessanteIl danno emergente e il lucro cessante sono le due componenti del danno patrimoniale. Il danno emergente è la perdita economica effettivamente subita, cioè l'impoverimento concreto del patrimonio, come le spese sostenute o il valore dei… nell'atto introduttivo, il giudice non la riconosce d'ufficio, per quanto la perizia sia stata decisiva. Il consulente nominato dopo, in causa, segue la regola opposta. Il riferimento locale è nella pagina sul CTP al Tribunale di Torino.

ControperiziaControperiziaLa controperizia è la perizia di parte con cui l'assicurato o il danneggiato verifica e, se necessario, contesta la valutazione formulata dal perito della compagnia. Il consulente incaricato riesamina in modo autonomo i fatti, le… dopo una liquidazione assicurativa. Un'azienda subisce un danno da allagamento in un magazzino e il perito della compagnia quantifica poco più della metà del ripristino. Prima del giudizio c'è spesso un passaggio in più: molte polizze danni prevedono la perizia contrattualePerizia contrattualeLa perizia contrattuale è una procedura prevista da una clausola di polizza per determinare l'entità del danno al di fuori del giudizio. Ciascuna parte nomina un proprio perito e, in caso di disaccordo, i due ne nominano un terzo,…, e lì è il contratto a dire chi paga — ciascuna parte il proprio perito, il terzo peritoTerzo perito (arbitratore)Il terzo perito, o arbitratore, è la figura che interviene nella perizia contrattuale quando i periti nominati dalle due parti non raggiungono un accordo sull'entità del danno. Viene designato di comune accordo dai due periti o, in… a metà — senza che la soccombenza c'entri e senza passare dagli artt. 91 e 92 c.p.c. Se la clausola manca, o la procedura non porta a un accordo, la controperizia già svolta torna danno emergente da chiedere in citazione, mentre il tecnico che assiste nel giudizio è spesa di lite.

L'ordinanza n. 24699/2026 delle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite civili hanno affermato che la spesa del consulente di parte si liquida anche senza la prova del pagamento. Lo hanno fatto con l'ordinanza n. 24699 del 18 agosto 2026, decidendo un ricorso contro una sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche in materia di danni da esondazione, con cassazione e rinvio.

Confronto fra la prassi precedente, che richiedeva la prova documentale dell'esborso per rimborsare il consulente di parte, e l'assetto successivo all'ordinanza delle Sezioni Unite n. 24699 del 18 agosto 2026
Confronto fra la prassi precedente, che richiedeva la prova documentale dell'esborso per rimborsare il consulente di parte, e l'assetto successivo all'ordinanza delle Sezioni Unite n. 24699 del 18 agosto 2026

Il primo principio è quello che interessa direttamente la nostra domanda: «la nomina di un consulente di parte nel corso del processo fa presumere de facto che la parte abbia assunto l'obbligazione di remunerarlo, ai sensi dell'art. 1709 c.c.. Pertanto la relativa spesa, in quanto rientrante nelle spese di lite di cui all'art. 91 c.p.c., va liquidata ex officio a prescindere dall'avvenuta dimostrazione del relativo esborso, salvo che l'altra parte dimostri che la prestazione sia avvenuta a titolo gratuito o il debito sia altrimenti estinto».

La conseguenza operativa sta nell'inversione dell'onere della provaOnere della provaL'onere della prova è la regola, sancita dall'art. 2697 c.c., secondo cui chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provarne i fatti costitutivi, mentre chi eccepisce deve provare i fatti che ne impediscono o estinguono…: non è più chi chiede il rimborso CTP senza prova del pagamento a dover documentare l'esborso, ma la controparte a dover dimostrare la gratuità della prestazione o l'estinzione del debito, una prova in concreto difficile da dare.

Restano i limiti. Se la parte documenta il costo ha diritto alla rifusione, salvo che il giudice lo ritenga superfluo od eccessivo ai sensi dell'art. 92, primo comma, c.p.c.; se non lo documenta, la liquidazione avviene d'ufficio con le tariffe professionali se esistenti, o in via analogica con quelle del d.m. 30 maggio 2002 sui compensi dei consulenti d'ufficio. La voce entra sempre, l'importo no.

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La perizia fatta prima della causa segue un'altra regola

La perizia commissionata prima di agire non è spesa di lite ma danno emergente, e va chiesta. Il titolo è l'art. 1223 c.c., che include nel risarcimento «la perdita subita dal creditore» quando ne sia conseguenza immediata e diretta; se il danno nasce da fatto illecito vale il rinvio dell'art. 2056 c.c. L'ordinanza apre il passaggio dedicato osservando che «Discorso in parte differente va fatto per le spese sostenute dalla parte nella fase stragiudiziale, al fine di ottenere una perizia di parte». In parte, appunto: il confine non è un aut-aut assoluto e va qualificato sul singolo incarico, guardando a quando è stato conferito e a che cosa è servito.

Confronto fra il consulente nominato in causa, la cui spesa è di lite e si liquida d'ufficio, e la perizia stragiudiziale commissionata prima di agire, che è danno emergente e va chiesta con domanda di parte
Confronto fra il consulente nominato in causa, la cui spesa è di lite e si liquida d'ufficio, e la perizia stragiudiziale commissionata prima di agire, che è danno emergente e va chiesta con domanda di parte

Anche qui vale però un correttivo: «il risarcimento del danno emergente consistito nella necessità di dover sostenere una spesa non ha per presupposto la dimostrazione, da parte del danneggiato, che quella spesa sia stata sostenuta». Il danno sta nella necessità di spendere, non nell'aver già speso.

Il criterio pratico è nel terzo principio, quello da tenere sott'occhio quando si redige l'atto: «se la vittima di un fatto illecito chiede di essere risarcita di una spesa che assume già sostenuta, ha l'onere di provare il pagamento; se invece chiede di essere risarcita di una spesa necessaria, ma non ancora sostenuta, ha l'onere di provare soltanto o di avere contratto la relativa obbligazione, oppure la necessità o l'utilità della spesa da sostenere in futuro». Come si qualifica la voce determina cosa bisogna provare; in entrambi i casi serve la domanda, perché il giudice non risarcisce d'ufficio un danno emergente che nessuno ha chiesto.

Cosa deve fare il consulente perché la spesa sia ripetibile

Il consulente deve lasciare agli atti le tracce che rendono la spesa verificabile e proporzionata: la liquidazione d'ufficio ha tolto un ostacolo, ma ha spostato il controllo del giudice dall'esborso alla congruità. Quattro accorgimenti, per il tecnico e per l'avvocato che lo coordina.

  • Disciplinare d'incarico scritto. Oggetto, attività previste, criterio di calcolo del compenso, spese vive. La Commissione Ingegneria Forense dell'Ordine degli Ingegneri di Milano ha pubblicato uno schema di conferimento incarico al CTP aggiornato al 2022, utilizzabile come traccia.
  • Preventivo con il criterio dichiarato. Non un importo secco, ma il criterio che lo genera: ore stimate, sopralluoghi previsti, prove strumentali. È ciò che permette al giudice di misurare la proporzione fra attività e compenso; la stessa Commissione ha pubblicato uno studio sui criteri di valutazione del compenso.
  • Nomina risultante dagli atti. È il presupposto della presunzione: se il consulente non compare mai formalmente, non c'è nomina da cui far discendere l'obbligazione. Momento e forme sono trattati nella pagina su nomina, compiti e compensi del CTP.
  • Nota spese analitica, prodotta in tempo. L'art. 75 disp. att. c.p.c. impone al difensore di unire al fascicolo di parte la nota delle spese, distinta e specifica, al passaggio in decisione: in pratica con la comparsa conclusionale. La nota del consulente va allegata lì, separando le attività stragiudiziali da quelle svolte in causa: una voce indistinta obbliga il giudice a scegliere un titolo per te, e non sempre sceglie quello che ti conviene.

Se la documentazione manca vale in via analogica il d.m. 30 maggio 2002; per un'idea preventiva c'è il calcolatore del compenso del consulente.

Il quadro in sintesi

Dal 18 agosto 2026 la spesa del consulente nominato in causa entra nella condanna senza prova del pagamento: basta la nomina agli atti, e tocca alla controparte dimostrare la gratuità o l'estinzione del debito. Resta fuori dall'automatismo la perizia commissionata prima di agire, danno emergente da chiedere negli atti, con un confine da qualificare caso per caso. Il rischio che l'ordinanza non tocca è la congruità: il giudice può ridurre l'importo eccessivo, e per la differenza la parte resta debitrice verso il proprio tecnico.

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Questo articolo ha finalità informative generali e non costituisce parere legale. I riferimenti normativi e giurisprudenziali citati possono essere soggetti a evoluzione interpretativa: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un professionista abilitato.

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Domande frequenti su spese del consulente tecnico di parte

Le spese del CTP le paga chi perde la causa?

Sì, quando il giudice condanna l'altra parte alle spese di lite: il compenso del consulente tecnico di parte rientra fra le spese dell'art. 91 c.p.c. e viene liquidato nella pronuncia finale. Se le spese sono compensate il rimborso viene meno in tutto o in parte; se a perdere sei tu, paghi il tuo consulente e rimborsi anche le spese dell'altra parte.

Devo produrre la fattura del mio consulente per farmi rimborsare la spesa?

No. Per le Sezioni Unite (ordinanza n. 24699 del 18 agosto 2026) la nomina del consulente in corso di causa fa presumere che la parte si sia obbligata a remunerarlo, e la spesa va liquidata d'ufficio a prescindere dalla prova dell'esborso. È l'altra parte, semmai, a dover provare che la prestazione è stata gratuita o che il debito si è estinto.

E la perizia che ho fatto fare prima di iniziare la causa, chi la paga?

La perizia stragiudiziale segue una regola diversa: non è spesa di lite ma danno emergente, e va chiesta espressamente negli atti perché il giudice non la liquida d'ufficio. Se la presenti come spesa già sostenuta devi provare il pagamento; se non l'hai ancora sostenuta basta provare di esserti obbligato o che la spesa è necessaria.

Il giudice può ridurre il compenso del mio consulente tecnico di parte?

Sì. L'art. 92, primo comma, c.p.c. gli consente di escludere dalla ripetizione le spese eccessive o superflue. Quando la parte non documenta il costo, le Sezioni Unite indicano di liquidarlo d'ufficio con le tariffe professionali se esistenti, oppure in via analogica con quelle del d.m. 30 maggio 2002 sui compensi dei consulenti d'ufficio.

Nell'accertamento tecnico preventivo chi anticipa le spese del consulente di parte?

Le anticipa la parte che lo nomina, come in ogni altro giudizio. Diverso è il caso delle spese della procedura, compreso il compenso del consulente d'ufficio: il giudice dell'accertamento tecnico preventivo non le ripartisce, perché la soccombenza non è ancora accertata, e restano a carico di chi ha promosso il procedimento finché non le regola il giudice del merito. Se il merito non viene instaurato, restano definitivamente lì.

Il mio consulente può chiedere il compenso direttamente alla controparte condannata?

No. Il contratto d'opera professionale lega il consulente al cliente che lo ha nominato, e resta quello il suo debitore: la condanna alle spese crea un credito della parte vittoriosa verso il soccombente, non un credito del tecnico. Il consulente emette la nota al cliente, e il cliente recupera dalla controparte.

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