INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI: QUALI SONO LE SCELTE MIGLIORI

L’immaginario collettivo crede che la maggior fonte dell’inquinamento derivi dalle automobili. Tutti sono, infatti, molto attenti a quanti litri di carburante consuma la propria auto ogni 100 km o a quanti chilometri si riescono a fare con un litro di benzina in conseguenza a ciò si pensa che ad un maggior consumo dell’auto corrisponde un maggior inquinamento con maggiori costi d’uso dell’auto.
Per le case purtroppo non è così, non vi è di fatto tutta quest’attenzione al risparmio. Questo è presumibilmente dovuto al fatto che i proprietari di casa o gli inquilini non conoscono bene l’argomento, sebbene in realtà, circa il 40% dell’energia totale prodotta nel nostro Paese, è consumato dagli edifici contro circa il 20% utilizzato per i trasporti.
Dell’energia usata per gli edifici il 50% di questa energia è impiegato per il riscaldamento il 20-30% per il raffrescamento e una percentuale variabile tra il 10% e il 25% è consumata per la produzione di acqua calda sanitaria.
A differenza delle automobili e del trasporto in generale, l’attività edilizia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante dal punto di vista del contenimento dei consumi energetici, infatti, oggi è possibile costruire un “ edificio a energia zero ” cioè un edificio che consuma zero energia proveniente dall’esterno.
Il quadro normativo italiano, purtroppo, è sostanzialmente fermo alla L. 10/’91 pur essendo usciti importanti adeguamenti normativi con i DLgs del 2005 e del 2006, mentre a livello comunitario vi sono alcune direttive importanti molto avanzate, che l’Italia è ben lungi dal recepire, ma che comunque possono fungere da ottimo riferimento per gli interventi di riqualificazione energetica assieme alle norme della certificazione LEED e del GBC Italia.
Costruire un nuovo “edificio a energia zero” ovvero che consumi poco o al limite nulla in termini di energia, con le dovute competenze, non è complicato, altra cosa assai più complicata ma pienamente possibile è riqualificare un edificio esistente migliorandone comunque la sua efficienza energetica per portarlo ad esempio in classe ‘A’, cioè con consumi inferiori a 30 Kwh/mq anno.
Poiché il 90% del patrimonio edilizio nazionale esistente è stato costruito in larga parte tra gli anni cinquanta e settanta con media di consumi energetici compresi tra 200 e 300 Kwh/mq anno e poiché gli edifici si rinnovano soltanto per l’1% l’anno e non tutti migliorano la loro efficienza energetica, è evidente che per raggiungere gli obiettivi in materia di efficienza energetica e di risparmio energetico previsti dall’UE, non si possa prescindere da un’efficace politica di riqualificazione dell’edilizia dell’esistente. In Italia questo compito è stato attuato con incentivi fiscali legati alla detrazione del 55% sul costo dei lavori di miglioramento dell’efficienza energetica, recentemente confermata.
Purtroppo lo strumento dell’agevolazione fiscale non è stato per lo più usato in maniera efficace, infatti, se si analizza la tipologia degli interventi attuati con la richiesta dell’agevolazione fiscale del 55% si scopre che si tratta in larga misura di interventi su:
- infissi (finestre e porte);
- impianti termici, solare termico e fotovoltaico;
- ristrutturazioni delle strutture opache orizzontali e verticali degli edifici (sistemi di isolamento a cappotto).
Ma purtroppo quest’ultimo punto, sebbene sia largamente il più importante, non ha avuto sino ad oggi, una quota significativa di interventi, e soprattutto gli interventi non sono mai stati organizzati in modo sinergico ovvero per lo più ogni intervento è stato pensato e realizzato in modo disgiunto dagli altri non attuando una efficace sinergia nell’intervento di riqualificazione energetica dell’edificio.
Secondo una stima condotta dall’ENEA un intervento di riqualificazione di un edificio se ben organizzato, a parità di costi, ha un potenziale di risparmio medio sino a dieci volte superiore rispetto a investimenti casuali sugli infissi o su i singoli componenti di un impianto.
Gli interventi sulle caldaie e sugli infissi sono i più attuati perché ovviamente sono i più semplici da realizzare ma non si tiene conto che sono anche i meno efficaci a parità di costo rispetto ai risultati ottenibili.

Riqualificare energeticamente i muri e le coperture, riducendone le dispersioni, poiché rappresentano l’85% della superficie disperdente di un edificio, pur costando in realtà un po’ di più permette però di avere ritorni economici e dunque rese dell’investimento in misura decisamente superiore.
Per questo motivo molti credono che gli interventi sulle caldaie e sugli infissi dovrebbero prevedere incentivi più bassi rispetto a quelli sulle strutture opache (muri e tetti).
Altra importante considerazione da farsi è che interventi su singoli aspetti energetici di un edificio non ne rendono ottimale la resa. Infatti, ad esempio se si decide di installare i pannelli solari termici sarebbe opportuno rivedere anche l’impianto di distribuzione del calore convertendolo magari a pannelli radianti a pavimento e realizzando anche un cappotto si potrebbe inserire una pompa di calore di potenza assai inferiore alla caldaia preesistente magari collegata ad alcuni pannelli fotovoltaici.
La riqualificazione energetica di un edificio per essere efficace è conveniente deve dunque essere preceduta da un accurato audit energetico che metta in risalto la convenienza dei singoli interventi possibili rispetto ai costi/benefici.
Se ti serve un audit energetico o una consulenza tecnica per una riqualificazione energetica di un edificio noi operiamo nelle vicinanze di: Aosta, Torino, Biella, Vercelli, Novara, Alessandria, Asti, Cuneo, Genova, Savona, Milano, Monza, Varese, Pavia, Bergamo, Brescia,Verona, Trento, per altre zone chiedere conferma.
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Cosa copriva la detrazione fiscale del 55% per la riqualificazione energetica?
La detrazione del 55% (poi evoluta nel Superbonus e nell'Ecobonus) riguardava interventi di miglioramento dell'efficienza energetica: cappotto termico, sostituzione infissi, caldaie a condensazione, pannelli solari termici e altri interventi certificati da tecnico abilitato.
Era obbligatoria una perizia tecnica per accedere alla detrazione del 55%?
Sì. Era necessaria l'asseverazione di un tecnico abilitato che attestasse la rispondenza degli interventi ai requisiti minimi di efficienza energetica previsti dal decreto ministeriale, oltre alla redazione dell'APE prima e dopo i lavori.
Cosa succede se la pratica per la detrazione 55% è stata compilata in modo errato?
Il Fisco può recuperare la detrazione indebitamente fruita con sanzioni e interessi. Se l'errore è imputabile al tecnico asseveratore, si può agire contro di lui per responsabilità professionale. Una perizia tecnica documenta la correttezza o meno degli interventi realizzati.
Le detrazioni per riqualificazione energetica si applicano anche agli immobili in condominio?
Sì. Le detrazioni si applicano agli interventi sulle parti comuni condominiali (cappotto, tetto, impianti centralizzati). In questi casi è necessaria la delibera assembleare e il tecnico asseveratore deve essere nominato dal condominio.
Come si verifica se i lavori di riqualificazione energetica sono stati eseguiti correttamente?
Attraverso misurazioni termografiche pre e post intervento, verifica della trasmittanza dei componenti installati (certificazioni dei prodotti), controllo della posa in opera e verifica della coerenza tra la documentazione tecnica depositata e quanto effettivamente realizzato.