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Conservazione della quantità di moto: ricostruire la velocità pre-urto

Approfondimento · 2026-06-14

La conservazione della quantità di moto permette di stimare la velocità di un veicolo prima dell'urto partendo da quella dopo l'urto. La quantità di moto è il prodotto della massa per la velocità (p = m·v) e, durante il brevissimo istante dell'impatto, le forze esterne come attrito e frenata sono trascurabili rispetto alle forze interne: la quantità di moto totale del sistema si conserva, cioè m1·v1 + m2·v2 = m1·v1' + m2·v2'. Conoscendo le masse dei due veicoli e le loro velocità dopo l'urto, si risale alle velocità pre-urto. È un principio cardine della ricostruzione dei tamponamenti e fornisce un primo inquadramento della dinamica di un sinistro stradale.

In un urto la quantità di moto totale del sistema si conserva
In un urto la quantità di moto totale del sistema si conserva

Il principio: perché la quantità di moto si conserva nell'urto

Ogni veicolo in movimento possiede una quantità di moto pari al prodotto della sua massa per la sua velocità: p = m·v. È una grandezza che misura la "spinta" del veicolo in moto. Quando due veicoli si urtano, l'impatto dura una frazione di secondo: in quell'intervallo le forze esterne al sistema dei due veicoli — l'attrito con l'asfalto, l'azione dei freni — sono trascurabili rispetto alle enormi forze interne che i due corpi si scambiano nel contatto. Per questo motivo la quantità di moto totale del sistema, prima e dopo l'urto, resta costante.

In forma di equazione, la conservazione si scrive eguagliando la somma delle quantità di moto prima dell'urto a quella dopo l'urto:

Equazione di conservazione della quantità di moto nell'urto tra due veicoli
Equazione di conservazione della quantità di moto nell'urto tra due veicoli

Nell'equazione v1 e v2 sono le velocità prima dell'urto, in genere le incognite da ricostruire, mentre v1' e v2' sono le velocità dopo l'urto, che il tecnico stima dai rilievi sul campo. È proprio questa relazione che consente, conoscendo le masse e le velocità post-urto, di calcolare a ritroso le velocità con cui i veicoli viaggiavano prima del contatto.

Il tamponamento anelastico: i veicoli proseguono insieme

Il caso più frequente e più semplice è il tamponamento perfettamente anelastico: dopo l'urto i due veicoli restano agganciati, o comunque proseguono insieme alla stessa velocità comune v'. In questa condizione l'equazione si semplifica perché dopo l'urto le due masse si muovono come un corpo unico:

Nel tamponamento anelastico i due veicoli proseguono insieme alla stessa velocità
Nel tamponamento anelastico i due veicoli proseguono insieme alla stessa velocità

La relazione diventa m1·v1 + m2·v2 = (m1+m2)·v'. Se il veicolo tamponato era fermo al momento dell'impatto — situazione tipica del tamponamento a una coda o a un semaforo — la sua velocità è nulla (v2 = 0) e la formula si riduce ulteriormente a m1·v1 = (m1+m2)·v'. Da qui, nota la velocità comune v' con cui il gruppo dei due veicoli ha proseguito (stimata dalle tracce e dalle posizioni di quiete) e note le due masse, si ricava direttamente v1, cioè la velocità di chi ha tamponato.

SituazioneEquazione di conservazione
Urto generico tra due veicolim1·v1 + m2·v2 = m1·v1' + m2·v2'
Tamponamento anelastico (proseguono insieme)m1·v1 + m2·v2 = (m1+m2)·v'
Tamponamento con veicolo tamponato fermom1·v1 = (m1+m2)·v'

La massa giusta: tara, occupanti e carico

Poiché la quantità di moto è proporzionale alla massa, usare il valore corretto del peso è decisivo. La massa da inserire nel calcolo non è la sola tara di libretto, ma la massa complessiva del veicolo nelle condizioni dell'urto: tara più conducente, passeggeri ed eventuale carico (bagagli, merci).

La massa da usare comprende tara, occupanti e carico del veicolo
La massa da usare comprende tara, occupanti e carico del veicolo

Trascurare 150-300 kg di occupanti e bagagli altera il risultato in modo non trascurabile: su una vettura con tara di 1.200-1.400 kg, tre persone più i bagagli possono pesare oltre 250 kg, una quota che si trasferisce direttamente sulle velocità ricostruite. La regola pratica è semplice: usare il peso reale al momento del sinistro, ricostruito dai dati del veicolo e dal numero di occupanti, e non la sola tara indicata sul documento di circolazione.

Urti collineari e urti obliqui: quando serve l'analisi vettoriale

Le formule viste finora valgono per gli urti collineari centrati, cioè quelli in cui i veicoli si muovono lungo la stessa retta — la geometria tipica dei tamponamenti. In questo caso la quantità di moto si tratta come una grandezza scalare, con una sola direzione, e le equazioni restano semplici.

Le formule valgono per urti collineari; per urti obliqui serve l'analisi vettoriale
Le formule valgono per urti collineari; per urti obliqui serve l'analisi vettoriale

La situazione cambia per gli urti angolati o obliqui, ad esempio agli incroci o nei cambi di corsia, dove i veicoli arrivano da direzioni diverse. In questi casi la quantità di moto è un vettore e va scomposta nelle sue componenti lungo due assi: la componente orizzontale (x) e quella verticale (y) si conservano separatamente. L'analisi diventa più complessa, richiede la geometria precisa dell'urto e va condotta da un consulente tecnico: gli strumenti semplificati basati sulla forma scalare non sono adatti a questi scenari.

Da dove arrivano le velocità dopo l'urto

Tutto il metodo poggia su un punto delicato: le velocità post-urto. Non sono dati noti a priori, ma stime ricavate dai rilievi del sinistro. Si determinano dalle tracce di frenata, dalle deformazioni dei veicoli, dalle posizioni di quiete finali e dagli spazi di arresto, applicando le leggi della dinamica. Per la parte relativa alla frenata, ad esempio, si rimanda al calcolo della velocità dalle tracce di frenata.

Il punto da tenere presente è che il risultato finale dipende fortemente da queste stime intermedie: un errore sulla velocità post-urto o sul coefficiente di aderenza si propaga sulle velocità pre-urto calcolate. Per questo la determinazione dei dati di partenza non è un automatismo, ma un'operazione tecnica che richiede competenza e verifica sul caso concreto.

Dalla stima orientativa alla prova tecnica

La conservazione della quantità di moto è un principio solido, ma applicarlo in un foglio di calcolo dà un ordine di grandezza, non una perizia. È uno strumento di primo livello: applica un singolo principio fisico a un caso semplificato (urto collineare, veicoli idealizzati) e non considera l'energia dissipata, l'attrito, la geometria reale dell'urto, i coefficienti di restituzione e le deformazioni. Una ricostruzione cinematica utilizzabile in sede assicurativa, civile o penale integra tutti questi aspetti in una dinamica completa, sulla base dei rilievi reali e di una relazione tecnica firmata.

È il lavoro del consulente tecnico di parte (CTP) nell'ambito della ricostruzione degli incidenti stradali: non promettiamo un esito, costruiamo basi tecniche verificabili che reggano nel contraddittorio con la controparte o con il CTU. Vuoi una prima stima autonoma? Usa il calcolatore di ricostruzione dell'urto e, per la severità dell'impatto, il calcolo del Delta-V ed EES. Se il caso è già in gestione, contatta lo studio per una valutazione tecnica del tuo sinistro.

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Domande frequenti su infortunistica stradale

Cos'è la conservazione della quantità di moto in un incidente?

La quantità di moto è il prodotto massa per velocità (p = m·v). In un urto tra veicoli, in assenza di forze esterne nette significative durante il brevissimo tempo dell'impatto, la quantità di moto totale del sistema si conserva: la somma di m·v prima dell'urto è uguale alla somma di m·v dopo. Questo consente di risalire alle velocità pre-urto se si conoscono le masse e le velocità post-urto.

Serve la massa dei passeggeri per il calcolo?

Sì. La massa da usare è quella complessiva del veicolo nelle condizioni dell'urto: tara più conducente, passeggeri ed eventuale carico. Trascurare 150-300 kg di occupanti e bagagli altera il risultato.

Vale anche per urti laterali o obliqui?

No, non direttamente. Le formule valgono per urti collineari centrati (in linea retta), tipicamente i tamponamenti. Per urti angolati o obliqui la quantità di moto va trattata in forma vettoriale, scomponendola nelle componenti x e y: è un'analisi più complessa che richiede un consulente tecnico.

Come si ricavano le velocità dopo l'urto?

Le velocità post-urto si stimano dalle tracce di frenata, dalle deformazioni dei veicoli, dalle posizioni di quiete e dagli spazi di arresto, applicando le leggi della dinamica. È una fase delicata: il risultato finale dipende fortemente da queste stime, che vanno determinate da un tecnico sulla base dei rilievi.

Il calcolo sostituisce la perizia cinematica del CTP?

No. È uno strumento di primo livello che applica un singolo principio fisico a un caso semplificato. Una ricostruzione utilizzabile in causa considera energia, attrito, geometria dell'urto, coefficienti di restituzione, deformazioni e dinamica completa, ed è redatta da un consulente tecnico di parte.

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